Uni.S.Ve.
  CONSERVAZIONE   INTONACI DI TRADIZIONE   APPARATI DECORATIVI IN STUCCO   DECORAZIONE D'INTERNI   CONSULENZA

  Intonaci di tradizione


G. Rusconi, Lavorazione della calce“Dell’Architettura”, 1590

G. Rusconi, Sette gradi di
incrostratura
. “Dell’Architettura”

G. Rusconi, Muri soggetti ad umidità “Dell’Architettura”, 1590

A.Pozzo, Perspectivae
pictorum ac architectorum,
1700

Villa Pisani a Stra, facciata in marmorino prospicente il parco
.
Palazzo Giustiniani Recanati
a Venezia, sala decorata del mezzanino
 


Lo stucco e l'intonaco a base di calce hanno origini molto antiche.
Nel 444 a.C. il filosofo e scienziato greco Empedocle nella sua opera "Sulla Natura", riferendosi alla preparazione e all'uso della calce, scriveva: “Vi è del magico nel cogliere un sasso dalla terra, cuocerlo e demolirlo al fuoco, renderlo plastico con l'acqua, lavorarlo secondo volontà e riottenerlo solido grazie all'influsso dell'aria”, ma già nel 2000 a.C. in Mesopotamia furono realizzati i primi forni per la produzione di calce di cui abbiamo conoscenza.  La capacità di plasmare e modellare questi impasti, che oggi comunemente chiamiamo malte o intonaci, in sostituzione della terra cruda e di usarli per decorazioni a rilevo, lisciature e rivestimenti di superfici è presente in moltissime civiltà del passato, come, ad esempio, gli Egizi e soprattutto i Romani, che ne perfezionarono la tecnica di fabbricazione e d'impiego, come testimoniato, tra gli altri, dai trattati sull'architettura, dal De Architectura libri decem di Vitruvio in poi, dove troviamo indicato ampiamente l'utilizzo e la preparazione dello stucco e degli intonaci e malte con leganti aerei o idraulici.

Le conoscenze e le influenze culturali che si tramandano tra le varie generazioni e tra i popoli attraverso conquiste o viaggi sono le più varie, ma sempre, ciò che qui viene definito come stucco è caratterizzato è una miscela di calce aerea e altri elementi: inerti (sabbia, polvere di marmo, cocciopesto, altro materiale), acqua ed eventuali additivi (terre naturali colorate, paglia, argille, ecc.) mescolati in opportune proporzioni e stesi insieme sulle superfici in un certo numero di strati.
Mediante un confronto e uno studio delle fonti e ricette, partendo da quelle contenute nei trattati di Plinio e Vitruvio, fino a quelle tramandate dai nostri contemporanei maestri stuccatori, possiamo studiare e provare diversi impasti e varie tecniche esecutive dalle più banali e consolidate fino a quelle più strane e bizzarre.
Da queste analisi è possibile conoscere in modo più profondo lo stucco e gli intonaci tradizionali, dai più antichi, fino a quelli utilizzati oggi dalle nostre maestranze. Dagli intonaci tradizionali, ci sentiamo però di escludere tutti i prodotti moderni di natura industriale e/o premiscelata, che uniscono componenti tipici ad altri di derivazione o risulta industriale e chimica, utilizzati nella stragrande maggioranza dei casi dalle imprese del settore, perché pronti all'uso e utilizzabili da operatori non specializzati.

Lo stucco dall'antichità è sempre stato utilizzato in architettura con diverse funzionalità: tecniche, strutturali e soprattutto decorative, nell’abbellimento di interni ed esterni di case, chiese e palazzi e nell’esecuzione rivestimenti di superfici, nicchie, lesene, cornici, fregi e decorazioni. Fra tutti i popoli antichi quello che eccelse nell’arte dello stucco, anche per la capacità di saper trarre il meglio dalle altre culture facendo proprie le tecniche, fu quello romano.
La tradizione romana rielaborò le ricette e i segreti acquisiti dagli altri popoli, creando dei monumenti di altissima qualità visibili e apprezzabili anche ai giorni nostri. Portavoce di questa cultura fu Marco Vitruvio Pollione che con i suoi “Dell’Architettura Libri Dieci”. Questi testi descrivono come i romani eseguivano e concepivano il “dare l’intonaco sui muri” indicando quanti e quali strati dovessero venir stesi sul supporto murario per ottenere uno stucco o marmorino a regola d’arte resistente alle intemperie e al passare del tempo, come quello presente nei monumenti o reperti arrivato intatto fino ai giorni nostri.
Questo impasto che costituiva il rivestimento era preparato, anche per necessità, mediante il riciclo degli scarti della pietra e dei marmi a base calcarea che venivano macinati (per costituire l’inerte) oppure cotti nei forni e poi spenti con acqua (per costituire il legante): miscelando insieme con specifiche proporzioni inerte (polvere di marmo) e legante (calce spenta) si preparava l’impasto dello stucco o marmorino. La pietra e il marmo divennero quindi gli elementi costitutivi dello stucco o marmorino.
Questo rivestimento lisciato ad imitazione del marmo su murature in cotto di molte ville, case, terme, colonnati ed altri elementi architettonici imita perfettamente la pietra d’origine ed è utilizzato anche come materia da plasmare per arricchire attraverso volute, festoni e motivi vegetali gli edifici pubblici e privati e per valorizzare ed accompagnare i dipinti e gli affreschi murali dell’epoca.
La decadenza della cultura romana con l’avvento delle invasioni barbariche non portò ad un arresto nell’uso dello stucco nel campo dell’architettura, ma solo ad una modifica di stile ed interpretazione artistica.
La plasticità, la volumetria, la matericità che rispecchiavano la cultura romana vengono via via sostituite dall’uso della linea, delle decorazioni bidimensionali della civiltà bizantina ed orientale. Dopo un periodo di minore utilizzo artistico del materiale, l’arte dello stucco ritrova il massimo splendore nel rinascimento.
La ricerca della perfezione e la sua realizzazione attraverso l’opera d’arte, ambita dalla cultura greca e romana, viene ripresa e fatta propria dagli artisti dell’umanesimo. Il guardare agli “antichi” come maestri e modelli a cui ispirarsi, fa sì che nel quattrocento vi sia una ripresa di stili e soggetti presenti nel periodo classico quali grottesche, capitelli, paraste, festoni e figure quasi a tutto tondo realizzate in stucco.
I resti e i reperti archeologici provenienti dalle domus romane vengono studiati non solo dal punto di vista estetico ma anche costruttivo, e gli artisti cercano di recuperare quelle antiche ricette che riuscivano a rispecchiare nello stucco la fortezza ed il candore del marmo.

L’amore per la natura, per il vivere gioioso che caratterizzò l’uomo posto al centro dell’universo del periodo rinascimentale, viene esaltato ed enfatizzato nel periodo manierista. Tutto ciò che è gioco, stupore teatrale viene ripreso ed apprezzato nel cinquecento e per questo motivo l’arte dello stucco, con la sua capacità di dar forma a cornucopie, festoni, elementi floreali naturalistici ed architettonici e dar vita a putti, cariatidi, satiri in pose ed atteggiamenti arditi e mai visti in quest'epoca viene molto utilizzata ed amata.
L’arte dello stucco viene ripresa nel campo architettonico per abbellire fregi, frontoni ma soprattutto, come nella prassi metodologica della Roma antica, quale materiale economico ma di elegante impiego utile nell’imitazione di materiali più nobili.
Il Gusto Barocco, nella sua enfatica ricchezza accolse l'arte dello stucco con il massimo favore. Schiere di abilissimi artisti gravitarono e lavorarono nei maggiori centri storici: i maggiori monumenti pubblici e religiosi di questo periodo portano i segni della grande fortuna di questa arte, oltre a molti palazzi e ville private, dove la decorazione modellata a stucco spesso policroma diventa elemento immancabile dell'arredo settecentesco e rallegra gli ambienti, arricchendo le cappe dei camini, i contorni delle porte, i fregi dei soffitti e delle pareti. Il tripudio del Barocco si smorza poi in una festosità più languida nel Rococò, ma anche in questo periodo, l’opera dello stuccatore riempie gli ambienti per rendere, spesso in stretto accordo col pittore, l’ambiente aulico e piacevole, ricco e originale, secondo quella volontà precisamente umana di voler catturare con le arti il bello, rendendone partecipi gli altri.
Il tutto bianco, il bianco e oro del Cinque/Seicento cambiano secondo l’invalso uso di colorare lo stucco non più a superficie- nel modo classico dell’affresco -ma partendo dall’impasto stesso, in cui le terre naturali danno le colorazioni tenui caratteristiche dei muri dell’epoca: rosa, violetto, grigio, avorio, verde secco e leggero, celeste, giallo.
L'arte dello stucco evolve nel periodo neoclassico. Questo stile, in contrapposizione alle tematiche del Barocco e del Rococò, ne rifiuta gli eccessi, e al modo barocco di esibire virtuosismi tecnici, forme esasperate e ridondanti, sostituisce un ideale neoclassico che si esprime con una tecnica e composizione rigorose che utilizzano i procedimenti della ragione, attraverso lo studio dei modelli antichi, per arrivare ad una “assoluta perfezione formale”. L’arte dello stucco ebbe in questo periodo gli ultimi grandi artisti stuccatori. Dopo una pausa dovuta ai cambiamenti nei movimenti artistici ed intellettuali, il movimento artistico dell’Art Nouveau, enunciando l’inconciliabilità dell’arte con la produzione industriale, propone un rilancio della produzione artigianale con l’intento di rinnovare le arti applicate tra cui lo stucco come decorazione e finitura interna ed esterna. Tutti i prodotti devono possedere in sé l’eleganza delle forme e funzionalità per soddisfare le nuove esigenze dello stile di vita dell’uomo moderno. Il particolare viene curato in concomitanza con l’insieme architettonico, dalle maniglie alle vetrate, dai mobili ai lampadari, dagli stucchi delle facciate alle decorazioni interne, tutto ora è realizzato da abili artigiani sotto la direzione degli architetti.

Nella seconda metà del Novecento però la figura dello stuccatore viene progressivamente sotto utilizzata e dimenticata e questa professione si perde nel ricambio generazionale, come quasi tutte le professioni artigianali della tradizione, a causa della rapida industrializzazione dell'edilizia e dei cambiamenti di gusto. L'opera dello stuccatore si riduce alla realizzazione di semplici superfici e intonaci privi di decorazioni e viene lentamente sostituita da realizzazioni a basso costo-qualità di operatori non specializzati, che utilizzano materiali di produzione industriale e chimicamente diversi, ma con gli stessi nomi di quelli della tradizione (eclatante il caso l'uso del termine "marmorino" ormai sinonimo di dipinture lucide con prodotti premiscelati che non hanno niente in comune con l'originale).

Questa figura professionale ormai, nei cantieri edili, è stata quasi sostituita dall'imbianchino e dal cartongessista e resta viva e attuale solo per la necessità nel restauro di integrare nel modo corretto le lacune sulle superfici in stucco e per la volontà di piccoli gruppi di artigiani-stuccatori e i loro maestri di sostenere e mantenere viva questa nobile arte.



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